Autore archivio: Marianna Carboni

Digestione difficile

Digestione difficile, acidità, alitosi, mal di pancia?
Almeno un terzo della popolazione digerisce male o lamenta disturbi dopo aver mangiato. I gastroenterologi chiamano questo disturbo dispepsia.

digestione - caricatura

I sintomi tipici della dispepsia si localizzano nella parte superiore dell’addome e comprendono:

  • bruciori di stomaco;
  • rigurgito acido;
  • eruttazioni;
  • alitosi;
  • senso di gonfiore;
  • dolore alla parte alta dell’addome;

A questi sintomi molto di frequente si aggiunge il mal di testa. Insorge dopo i pasti o al risveglio la mattina, dovuto appunto da una digestione lenta e difficoltosa che può essere collegata all’abuso di cibi che affaticano il fegato (come fritti o insaccati), ad un’alimentazione scorretta ma anche ad intolleranze alimentari.
Imbarazzo, disagio e difficoltà nelle relazioni con gli altri affliggono chi soffre di dispepsia, soprattutto quando la problematica si presenta in modo persistente.
Premesso che è sempre opportuno consultare il medico è però buona norma ridurre o eliminare i fattori di rischio come il sovrappeso, il fumo, l’alcol, la sedentarietà e lo stress eccessivo.
Chi mangia male ed è in sovrappeso ha più probabilità di soffrire di problemi digestivi rispetto ad un normopeso che segue una dieta bilanciata.

Consigli alimentari

digestione - Signora obesa

Mangiare in fretta, spesso non prestando attenzione alla qualità dei cibi, seduti davanti al PC o, in piedi, al bancone del bar sotto l’ufficio, è uno stile di vita che alla lunga diventa deleterio per la salute dello stomaco, un organo che patisce gli strapazzi e un’alimentazione poco consona alle esigenze nutrizionali dell’organismo.
I pasti andrebbero consumati con calma, ritagliandosi un momento di pace. E’ di fondamentale importanza masticare i cibi lentamente e in modo accurato (la prima digestione avviene in bocca), una semplice accortezza che favorisce il processo digestivo rendendolo più rapido ed efficiente.
È inoltre importante evitare i pasti troppo abbondanti, meglio organizzare la propria alimentazione distribuendo il cibo in 5 momenti: colazione, pranzo, cena e due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio. Andare a dormire subito dopo aver cenato o la pennichella dopo pranzo non favorisce la digestione. La cena andrebbe consumata circa tre ore prima di mettersi a letto. Il senso di sonnolenza che alcuni provano dopo aver mangiato è dovuto a un pasto troppo abbondante e/o sbagliato e non, come molti erroneamente pensano, a una fisiologica richiesta di riposo da parte dell’organismo.
Non è buona abitudine neanche fare sport o attività fisica intense subito dopo aver mangiato.
Anche consumare i pasti fuori casa è all’origine di tanti disturbi gastrici, così come il privilegiare cibi pronti, precotti, troppo ricchi di grassi e di condimenti, il cibo-spazzatura da fast food, le bibite gassate e dolcificate, o gli alcolici, gli zuccheri semplici, dolciumi vari, sono abitudini che alla lunga possono provocare disturbi seri agli organi del tubo digerente.
Tanto più i carboidrati sono semplici o ad elevato indice glicemico (zucchero, frutta zuccherina, dolci, miele ecc.) e tanto maggiori saranno i problemi digestivi.
Chi soffre di cattiva digestione dovrebbe ridurre il consumo di alcolici che tendono ad aumentare l’acidità gastrica, di bibite gasate e caffè (massimo 2 tazzine al giorno).

Bere alcune acque effervescenti naturali, lontano dai pasti, può in alcuni casi essere d’aiuto.

Attenzione a pomodori se soffrite di acidità di stomaco.

Evitate le troppe spezie, il cioccolato e le caramelle alla menta.

Arricchire la propria dieta di cibi che favoriscono i processi digestivi può aiutare a contrastare i disturbi gastrointestinali. Via libera ad alimenti come carciofi, cavoli, finocchio e alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, cereali integrali e legumi, anche le erbe aromatiche possono aiutare.

 

I benefici dell’ olio d’ oliva

Protagonista indiscusso nella dieta mediterranea è l’olio extravergine d’oliva. Rappresenta uno degli alimenti più antichi.
Si ottiene dalla spremitura delle olive, attraverso processi meccanici, quindi senza ricorso a processi o sostanze chimiche.
Frutto della pianta dell’ulivo, appartenente alla famiglia delle Oleacee (specie Olea europeae).
Molto ricco di acidi grassi monoinsaturi, 100 grammi di olio d’oliva ne contengono ben 72,95 grammi . L’acido oleico è senza dubbio il più importante, capace di attribuire peculiarità interessati agli alimenti che ne sono ricchi. L’elevata stabilità, che conferisce un’alta resistenza al calore e all’ossidazione, migliora la conservabilità di questi alimenti, li preserva dall’irrancidimento e li rende particolarmente adatti alla frittura.

L’olio extravergine d’oliva contiene un rapporto ottimale tra acidi grassi essenziali omega-6 e omega-3. Si tratta di acidi grassi polinsaturi, rispettivamente chiamati acido linoleico e acido alfa-linolenico. Questi acidi grassi sono detti essenziali (o AGE), poiché, considerata l’impossibilità dell’organismo di sintetizzarli, devono obbligatoriamente essere introdotti con la dieta.
Gli omega-6 sono gli acidi grassi più importanti nella regolazione del colesterolo-LDL.
Gli omega-3 sono importanti per la salute dei vasi sanguigni, abbassando i livelli di trigliceridi. Per questo motivo possiedono un’importante azione antitrombotica. Ricordiamo che l’ipertrigliceridemia si accompagna ad un aumentato rischio di patologie cardiovascolari.
L’olio extravergine d’oliva, inoltre, è ricchissimo di fenoli; sostanze che hanno proprietà antinfiammatorie, antiallergiche, antivirali e contribuiscono a rallentare l’invecchiamento cellulare.
Sono, quindi, utili nella prevenzione di tantissime malattie, quali diabete e tumori.

Questo prezioso alimento, come tutti sappiamo, conferisce ai piatti una particolare fragranza, aumentando l’appetibilità delle vivande, promuovendo gli stimoli secretori dell’apparato digerente, così da indurre una migliore digeribilità.

Gli alimenti preparati con olio extravergine di oliva presentano un’eccellente tolleranza gastrica e intestinale. Infatti, l’olio d’oliva protegge le mucose ed evita gli effetti dell’ipercloridria, riducendo così i rischi di ulcere gastriche e duodenali.

Esercita un’azione lassativa, più efficace a digiuno, e contribuisce a correggere la stipsi cronica. Stimola la cistifellea e inibisce la secrezione della bile. Ha inoltre effetto protettivo contro la formazione di calcoli biliari, grazie all’attivazione del flusso biliare e all’aumento delle lipoproteine di alta densità (HDL).
L’olio di oliva è ormai cosa certa, è un valido alleato contro il diabete.
Gli acidi grassi monoinsaturi e i polinsaturi sani che contiene l’olio, possono addirittura ridurre il rischio di diabete del 50%.

È utile agli anziani in quanto veicola e facilita l’assorbimento delle vitamine D e K , vitamine liposolubili ed indispensabili nei processi di assorbimento e mineralizzazione dei tessuti ossei.

In caso di esposizione ai raggi solari, usato come doposole svolge un’azione idratante sulla pelle, evitando gli arrossamenti e favorendo una maggiore tenuta dell’abbronzatura.

Possiamo anche utilizzare l’olio d’oliva per i capelli, un modo semplice per mantenere il cuoio capelluto sano e i nostri capelli forti e belli.

 

Lo zucchero nascosto

Quanto zucchero mangiamo inconsapevolmente?

Prenderò spunto da ciò che è scritto nelle linee guida per una sana alimentazione redatto dal’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) per parlarvi dello zucchero.
Nel cibo che abitualmente consumiamo le fonti più importanti di zuccheri semplici sono gli alimenti e le bevande dolci.
Lo zucchero comune (saccarosio) è presente naturalmente nella frutta matura e nel miele, che contengono anche fruttosio e glucosio.


Il latte contiene un altro zucchero, il lattosio.

Il maltosio è uno zucchero presente in piccole quantità nei cereali; si può inoltre formare dall’amido per processi di idrolisi, fermentazione e digestione.
Gli zuccheri sono facilmente assorbiti e utilizzati dal nostro corpo, sia pure con diversa rapidità. Il consumo di zuccheri, specialmente se assunti da soli, provoca quindi in tempi brevi un rapido innalzamento della glicemia (ossia della concentrazione di glucosio nel sangue) che tende poi a ritornare al valore iniziale (curva glicemica) entro un periodo più o meno lungo.

Gli zuccheri semplici possono essere consumati come fonti di energia per l’organismo, nei limiti del 10-15% dell’apporto calorico giornaliero (circa 40/70 grammi). Questa percentuale viene decisamente oltrepassata, infatti, è stato calcolato che un italiano consuma giornalmente in media 90-100g di zucchero semplice, aumentando così il rischio di sovrappeso, obesità, diabete e malattie cardiovascolari.
Ci sembrerà una cosa assurda, ma se osserviamo la composizione degli alimenti che portiamo giornalmente a tavola, la quantità di zucchero semplice che assumiamo, soprattutto indiretto, è decisamente elevata. Alcuni alimenti sono più “a rischio zuccheri nascosti” di altri. “In cima alla lista ci sono i soft drink (bevande a base di cola, aranciata, limonata, ecc.) che possono far oltrepassare enormemente il fabbisogno giornaliero.
Una lattina da 33 cl contiene mediamente dai 27 ai 33 g di zucchero. Alcune bibite a base di succo di arancia contengono 125 g/l di zuccheri semplici, altre la metà. Per il tè freddo si va da 41 a 89 g/litro ovvero da 7 a 15 cucchiaini.
Fra gli alimenti insospettabili vi sono anche le conserve di pomodoro, i salumi come il prosciutto cotto e la mortadella, tutti i tipi di wurstel, i cereali per la prima colazione, l’aceto balsamico, i sughi pronti, le impanature degli alimenti confezionati, la senape light, la maionese, il pane confezionato. Ne sono ricchi anche le zuppe, i minestroni, i contorni surgelati, proprio perché lo zucchero, oltre ad essere usato per dolcificare, svolge la funzione di addensante.
Ma non sono gli unici cibi che contengono zucchero “nascosto”.
Il consiglio  è quello di leggere le etichette. Non necessariamente troviamo nell’elenco degli ingredienti la classica dicitura “zucchero”, possiamo trovare anche nomi di altre sostanze che vengono usate per dolcificare l’alimento, per esempio saccarosio, zucchero di canna, zucchero invertito, sciroppo di glucosio, sciroppo di fruttosio. Sono sovente utilizzati anche il fruttosio (lo zucchero ricavato dalla frutta), glucosio, lattosio (zucchero ricavato dal latte). Ulteriore alternative usate sono maltosio, destrine, sciroppo di amido con fruttosio, maltodestrine, mannitolo, sciroppo di malto, succo zuccherato disidratato, succo zuccherato evaporato. Tra i dolcificanti naturali, vengono anche usati: miele, succo di frutta concentrato, melassa, zucchero d’uva, succo di mele concentrato, sciroppo d’acero, sciroppo di riso, sciroppo di sorgo, succo d’agave, manna.
L’uomo non ha mai mangiato in tutta la sua storia evolutiva, lo zucchero, se non nella frutta. Solo negli ultimi 100 anni le cose sono cambiate. Soprattutto da quando l’industria ha scoperto che aggiungendo un po’ di zucchero nei cibi tutto sembra più buono.
Il consumo di zucchero è sconsigliato fino al 3° anno di età. Particolare attenzione va riservata ai bambini di età superiore ai 3 anni, ai quali l’eventuale somministrazione di prodotti contenenti dolcificanti deve essere fatta con cautela.

False credenze sugli zuccheri (INRAN)

  • Il valore calorico e le caratteristiche nutritive dello zucchero grezzo non sono diverse da quelle dello zucchero bianco. Lo zucchero grezzo (che si ricava sia dalla canna da zucchero che dalla barbabietola) è semplicemente uno zucchero non totalmente raffinato: le differenze di colore e sapore dipendono dalla presenza di piccole quantità di residui vegetali (melassa) che non vantano particolari significati nutrizionali.
  • La convinzione che i succhi di frutta “senza zuccheri aggiunti” siano privi di zuccheri non è del tutto errata. Contengono comunque gli zuccheri naturali della frutta – saccarosio, fruttosio e glucosio, (nella misura dell’8-10% ) e quindi forniscono circa 70 kcal per bicchiere (200cc).
  • Non è vero che i prodotti “light” o “senza zucchero” non facciano ingrassare e quindi possano essere consumati liberamente. Molti di questi prodotti apportano calorie anche in notevole quantità.

Quali sono i danni dello zucchero?

Lo zucchero fa aumentare la glicemia, cioè i livelli di glucosio nel sangue, con conseguente aumento di insulina.
Credo sia molto importante fare un piccolo approfondimento sulla prevenzione di una dieta salutare con ridotto consumo di zucchero.
Ci sono ormai moltissimi studi che evidenziano come elevati livelli di insulina siano in relazione con un aumento di tumori e con l’accumulo di grasso, il quale a sua volta aumenta il rischio di alcuni tumori.
L’eccesso di insulina provoca un aumento nella produzione ovarica di androgeni, ormoni sessuali maschili, che si trasformano poi in estrogeni, incrementando la proliferazione cellulare, aumentando il rischio di tumori.
Studi epidemiologici condotti dalle Unità di Endocrinologia e di Epidemiologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori, hanno dimostrato chiaramente che le donne con alti livelli di androgeni nel sangue si ammalano più facilmente di tumore alla mammella e che dopo la menopausa anche alti livelli di estrogeni aumentano questo rischio. Il processo di trasformazione degli androgeni in estrogeni avviene dopo la menopausa soprattutto nel grasso, quindi le persone sovrappeso e obese sono ancora più a rischio.

Ma l’utilizzo degli zuccheri semplici provoca anche altri danni.

Per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo).

Le conseguenze di tale processo digestivo sono la perdita di calcio nei denti e nelle ossa, con l’indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie.

Concludo dicendo che non c’è nessun cibo che va bandito del tutto. Ma limitato sì.

 

Meno sale più salute

In passato era un bene molto prezioso: nell’antica Roma i legionari venivano pagati con il sale ed il termine “salario” venne coniato proprio per dare un nome al loro compenso.
In tutto il mondo, in ogni tradizione culinaria, è previsto l’utilizzo di questo alimento. Dagli spaghetti alla carne, non c’è ricetta che non ne preveda l’impiego.

Ma cos’è il sale?
Composto chimico chiamato cloruro di sodio, la cui formula chimica è NaCl, presente in natura nell’acqua di mare e nei giacimenti di terraferma.
Dovremo mangiare 5g di sale al giorno. In realtà ne consumiamo molto di più. Una ricerca inglese ha dimostrato come, soprattutto in Italia, il consumo di sale sia eccessivo, sia da parte degli adulti che dei bambini, anche quelli che hanno iniziato da poco lo svezzamento.
Da dove lo prendiamo? il 50% dai cibi trasformati, cioè quelli confezionati, il 40% dal sale che aggiungiamo in cucina per preparare i pasti e il 10% da alimenti o bevande che lo contengono naturalmente.
I cibi maggiormente incriminati sono: il pane, i salumi e gli insaccati in genere, alcuni tipi di pesce, i formaggi, le salse già pronte, le arachidi ecc..


Che un consumo eccessivo di sale contribuisca a far alzare la pressione sanguigna è cosa ben nota. Ma non è tutto: l’eccessiva quantità di sale presente nel sangue porta anche ad una maggiore ritenzione di liquidi nel sistema arterioso.
Il mio consiglio è sempre quello di non bandire del tutto un alimento, ma limitarlo.

Altri impieghi del sale: curiosità

  • Sale come disinfettante
    Per chi soffre di mal di gola, o di infiammazioni alle gengive, fare gargarismi con mezzo cucchiaio di sale in un bicchiere d’acqua è un antico rimedio della nonna per disinfettare la bocca.
  • Bellezza del viso
    Per attenuare le borse sotto gli occhi, bagnare due batuffoli di cotone imbevuti con acqua e sale.
  • Pediluvio
    Se i piedi sono gonfi e doloranti a causa di una lunga camminata, un pediluvio rilassante aiuta ad alleviare il senso di dolore.

    Aggiungi un pugno di sale in una bacinella di acqua tiepida e immergi i piedi per 15/20 minuti.